Il ronzio dei droni si diffonde dall’Europa all’Asia, simbolo della nuova guerra di disgregazione globale. Il mondo è letteralmente in fiamme — pozzi di petrolio, gasdotti, raffinerie ed edifici stanno bruciando — e questo avrà un riverbero inevitabile sull’agroalimentare, sul settore primario, sulle nostre vite e sull’economia in generale.
Mentre noi giochiamo a tennis e celebriamo le Olimpiadi e le Paralimpiadi, ci sono circa 50 guerre in corso: una in Europa (perché l’Ucraina e la Russia sono in Europa) e un’altra divampata in Medio Oriente, coinvolgendo l’Iran e non solo. L’impatto sulle nostre imprese e sulla nostra quotidianità è immediato.
Lanciamo perciò un appello a tutte le forze vive dell’agroalimentare italiano ed europeo: da chi si impegna ogni giorno sui campi alle organizzazioni sindacali, fino agli stakeholder istituzionali, senza distinzione di colore o interesse. Chiediamo di organizzare una grande manifestazione affinché l’Europa torni a farsi “centro” e baricentro di quel che succede nel mondo.
Solo un’ Europa forte e consapevole del suo ruolo potrà — anche nel contesto attuale e con i trattati vigenti — interloquire con le altre potenze e contribuire a ritrovare un equilibrio. Una nuova stabilità che tuteli la sopravvivenza e la prosperità dei popoli, ponendo fine alla voracità di questo nuovo disordine mondiale che sta divorando troppe vite e troppe risorse.
Che l’Europa si faccia promotrice di un nuovo patto per una pace giusta e duratura; armata, se occorre, ma che sia pace e che sia giusta.
