DICHIARAZIONE LONDRA: GARANTIRE CIBO SANO E SOSTENIBILE

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Nella Dichiarazione di Londra è sancito il criterio della Sostenibilità

Tale criterio applicato al settore alimentare è diventato di pressante urgenza e richiede degli standard di qualità ancor più vincolanti che in altri settori. Il famoso detto “siamo ciò che mangiamo” è molto più che uno slogan, è una rappresentazione efficace dell’impatto che il cibo ha sulle nostre vite e sulla nostra società.

L’aumento della popolazione globale, unita al crescente differenziarsi delle esigenze dei consumatori, rappresentano delle sfide complesse che vanno affrontate intervenendo al tempo stesso su diversi fronti.

Dalla qualità delle materie prime alla sicurezza del cibo che arriva sulle nostre tavole, i passaggi intermedi coinvolgono le responsabilità di innumerevoli soggetti, spesso dislocati in diversi paesi o continenti e quindi vincolati a normative e standard non necessariamente armonizzati tra di loro.

In che modo è possibile garantire un’efficace produzione alimentare che metta al primo posto la sicurezza e il benessere non solo dei consumatori finali, ma anche di coloro che lavorano nel settore? Tutto questo è possibile garantendo comunque la sostenibilità dell’intero processo sia a livello economico, che sociale e ambientale?

Nella corsa di aziende e organizzazioni per raggiungere obiettivi certi di sostenibilità, nell’industria alimentare – e non solo – la Dichiarazione di Londra ideata da British Standards Institution(BSI), e firmata il 24 settembre da tutti i 163 enti nazionali di standardizzazione durante la ISO Week London 2021, sancisce una svolta fondamentale (1)

Si tratta di un impegno a garantire che tutti gli standard globali, d’ora in poi, promuovano un’azione contro il cambiamento climatico e facciano avanzare iniziative internazionali per raggiungere gli obiettivi globali di net-zero.

Un impegno in cui rientra anche la salvaguardia della qualità e sostenibilità dell’approvvigionamento alimentare.

La domanda pertanto è, visto gli impegni che anche l’Unione Europea sta prendendo nei prossimi anni in termini di sostenibilità, quali saranno le azioni dei singoli stati (in primis l’ Italia) e delle aziende per traguardare con nuovi prodotti e logiche di produzione questi obbiettivi, che immancabilmente si allargheranno a certificazioni di tipo etico, sociale, ambientale, quale punto di riconoscimento nel mercato del valore aggiunto del Made in Italy oltre la qualità intrinseca del prodotto e delle sue materie prime (ISCC Plus, Global Gap, Residuo Zero, Biologico, ISO 14001, Carbon Footprint solo per citarne alcuni).

Di Salvatore Intiglietta

 

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